Works

THE ANGULAR DISTANCE OF A CELESTIAL BODY

Concept, choreography and visual structure | Alessandro Carboni

Perfomer | Ana Luisa Novais Gomes and Loredana Tarnovschi

Costumes | DEM

Music | Danilo Casti

Assistant | Chiara Castaldini

Organization | Francesca Divano

Production | Formati Sensibili 2018

With the support of Città delle 100 Scale Festival; ATER – Circuito Regionale Multidisciplinare; Santarcangelo Dei Teatri; H(abita)T – Rete di Spazi per la Danza / Sementerie Artistiche; L’Arboreto – Teatro Dimora Mondaino

Duration | 50 minutes

 

IT:

ideazione, coreografia e impianto visivo | Alessandro Carboni

Perfomer| Ana Luisa Novais Gomes e Loredana Tarnovschi

Costumi | DEM

Musiche | Danilo Casti

Assistenza alla coreografia | Chiara Castaldini

Organizzazione | Francesca Divano

Produzione | Formati Sensibili 2018

Con il sostegno di Città delle 100 Scale Festival; ATER – Circuito Regionale Multidisciplinare; Santarcangelo Dei Teatri; H(abita)T – Rete di Spazi per la Danza / Sementerie Artistiche; L’Arboreto – Teatro Dimora Mondaino

Durata | 50 minuti

The Angular Distance Of A Celestial Body is a transversal reflection on the cartographic process - seen as “the reduced representation of the Earth’s surface, as well as of the events that are observed and occur on it” - where the graphic sign used on maps is replaced by the body in the attempt to critically claim back the complexity of the world, thus declaring the impossibility to reduce it.

On the floor, a geometric modular structure counterposes the vertical tension of two symmetrical, specular - but never identical - bodies with no identity, nor gender. At the same time it’s their projection on the horizontal plane to symbolize the constant aim for an ideal control of the world and its actual impracticability. The “fragmented” costumes that wrap the bodies tell us about the chaos that rules our world and the lack of continuity between the objects. They are disguises of a metaphorical carnival aimed at destructuring the established order of things to investigate unstructured forms of discourse and make them visible through the ritual act of representation. The sound follows and leads the actions, scans the internal rhythmics of movement, outlines a variable horizon, thus relating the numeric - cartographic - dimension of the world to an archetypical, organic, analog landscape that describes and measures the world without contemplating numbers.

The performance condenses on stage the last ten years of Alessandro Carboni’s artistic research, and marks the transition from the unpredictability experienced by the artists during his fieldwork in urban spaces to the defined structure of the choreographic score, from the process to representation. It’s an imaginative tale about the potential of artistic creation, capable to question our categories of thought to broaden our horizons towards new perceptions of reality. It’s a declaration of uncertainty that becomes a possibility.

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IT:

The Angular Distance Of A Celestial Body è una riflessione trasversale sul processo cartografico inteso come “rappresentazione ridotta della superficie terrestre e dei fenomeni che su di essa si osservano e si svolgono” in cui l’azione performativa sostituisce il corpo al segno grafico della mappa nel tentativo di riappropriarsi criticamente della complessità del mondo e rivendicare l’impossibilità di una sua riduzione.

Sul pavimento una struttura geometrica modulare si contrappone alla tensione verticale di due corpi senza identità, privi di genere, simmetrici, speculari - ma mai identici - e al contempo ne è la proiezione sul piano orizzontale, a trasporre in chiave figurativa la costante tensione verso un ideale controllo del mondo e la sua effettiva inattuabilità. I costumi “spezzati” che avvolgono i corpi raccontano la disomogeneità del caos-mondo, la non continuità tra gli oggetti. Sono i travestimenti di un carnevale traslato, strumento simbolico che destruttura l’ordine costituito per indagare forme di discorso non articolabili e renderle visibili attraverso il rituale della rappresentazione. Il suono segue e guida l’azione, scandisce la ritmica interna del movimento, delinea un orizzonte mutevole, in divenire, e mette in relazione la dimensione numerica - cartografica - del mondo e un paesaggio archetipico, organico, analogico che descrive e misura senza contemplare il numero.

Il lavoro condensa sulla scena il percorso di ricerca intrapreso da Alessandro Carboni negli ultimi dieci anni e segna un passaggio necessario dall’imprevedibilità delle dinamiche indagate dall’artista nello spazio urbano alla determinatezza della partitura scenica, dal processo alla rappresentazione. E’ la narrazione immaginifica del potenziale sotteso alla creazione artistica, capace di mettere in discussione le categorie di pensiero e aprire lo sguardo a nuove percezioni del reale. Una dichiarazione di incertezza che diventa possibilità.

Video Teaser: