Hi! Here is Our Latest News

1995–2000

Nel 1995 si trasferisce a Firenze per studiare pittura all’Accademia di Belle Arti. In questo periodo, la sua ricerca si biforca: da un lato esplora una pittura gestuale su grande formato, liquida, precisa ma incontrollata; dall’altro si avvicina all’astrazione cartografica, affascinato da mappe, isole, coordinate, rovine. I due approcci si sovrappongono in lavori pittorici tridimensionali dove il segno del pennello diventa anche segno topografico. Il corpo entra allora nel lavoro non solo come strumento per dipingere, ma come soggetto performativo. Inizia a studiare danza, in particolare il Butoh, e fonda nel 1997 il collettivo Aistanomai con l’artista Gregory Petiqueux.

Nel contesto del centro sociale CPA FI-Sud nasce Daidalos, una performance visiva e coreografica per 7 performer, ispirata all’architettura labirintica e rituale. Lo spazio scenico diventa un mandala percettivo attraversato da azioni simboliche, ritmi, lotte e gesti. Lo spettacolo viene presentato anche allo Splitsko Proleće Festival di Spalato (Croazia).

Successivamente il collettivo sviluppa lo spettacolo Kheper (mai presentato al pubblico), un progetto immersivo tra architettura effimera e azione rituale, bruscamente interrotto dallo sgombero di parte degli spazi del centro sociale. In questi anni Carboni approfondisce le pratiche corporee legate alla trance, al potere magico-trasformativo del corpo, indagando le radici del rito nel Sud della Sardegna. Studia i rituali di guarigione legati all’Argia, l’epopea Dogon, il rapporto tra suono, corpo e trasformazione.

Nel 1998–99 sviluppa OSTUN, un progetto multiformato che unisce disegno, animazione, video e performance. Il lavoro viene presentato alla rassegna Camera di Espansione al CPA di Firenze. Parallelamente, per la sua tesi di diploma all’Accademia, conduce la ricerca Brusha: Voce, musica e azione nel rito di guarigione de s’ogu pigau in Sardegna, in cui indaga le pratiche rituali di trasformazione del corpo. Realizza interviste a guaritori sardi e lavora presso l’Archivio Etnomusicale della Discoteca di Stato a Roma. La tesi è consultabile online nel catalogo dell’istituto.

In questo periodo entra in contatto con alcune tra le più radicali esperienze dell’arte performativa italiana, collaborando come scenografo e tecnico con Masque per Eva Futura, del quale cura i disegni per lo spettacolo pubblicato nel volume Certi Prototipi di Teatro (Ubulibri). Il confronto con gruppi come OginoKnauss, Socìetas Raffaello Sanzio, Kinkaleri e la scena sperimentale romagnola ne consolida la traiettoria interdisciplinare.